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Altre notizie sulla vita
Nel suo impegno ascetico, rigoroso e diuturno Fra Bernardo rimaneva umanamente uomo fugando così certi pregiudizi che relegano i santi su sfere irraggiungibili e offrono l'occasione per analisi neurologiche con quel sintomi di misantropia, misoginia e mania lesiva riscontrabili in certa agiografia.
Pur essendo ritirato nell'umiltà e nel silenzio infatti, fra Bernardo viveva in pienezza le vicende degli uomini e portava impressa nella sua vita, come ogni cappuccino del resto, le stimmate della popolarità.
L’amore di fra Bernardo per il prossimo iniziava anzitutto dentro il convento, "stimandosi servo e servendo a tutti in particolare con aggiutare il fratello nei più vili esercizii del convento. come di lavar piatti, scopare la cucina ......”
Nei rapporti fraterni mai lo si vide "adirato con alcuno, o lamentarsene, o mormorarsi del prossimo", né mai disse male di alcuno, anzi “non conosceva mai difetto in persona d'altri”. Quando in convento arrivavano frati forestieri. sia di passaggio che destinativi da provvedimenti disciplinari, fra Bernardo li abbracciava e quindi si precipitava a lavar loro i piedi, per ristorarli dalla stanchezza del viaggio, sempre con la più grande allegria, dicendo: «Per amor di Dio, per amor di Dio».
Una volta, nel refettorio di Palermo, un frate di “una provincia forestiera" era stato castigato, non si sa bene per quale motivo. Fra Bernardo abbracciò il frate umiliato con tanto affetto da farlo piangere di tenerezza. Fra Girolamo da Corleone ci tiene a sottolineare questo gesto: «Essendo stati presenti a quest'azione quasi cento frati, nessuno fece quest'azione dì carità».
Il cappuccino di Corleone era, manco a dirlo, assai ricercato alla porta del convento da tutte le categorie di persone, a volte per consigli spirituali a volte anche per curiosità. Allora, quanfra Bernardo fiutava il pericolo di esporsi alla dissipazione o capiva che lo si voleva assimilare a un mago o ad un indovino, si rendeva irreperibile. Al portinaio però fra Bernardo precisa«quandu venissero poverelli che lo vulisseru, l’avissi subitu chiamato».
Allora il frate austero logorato dalle penitenze e assorto nella contemplazione, mostrava tenerezza come quando preparava a parte la minestra dei poveri con grande gusto".
Era felici quando poteva venire in aiuto degli altri. Così tranquillizzava Giuseppe Giacòn dicendogli che la moglie avrebbe dato alla luce "un bel figlio maschio”, e a Giambattista Massa, preoccupato per la moglie che presentava una gravidanza difficile, fra Bernardo dava per certa la di una femminuccia: «La chiamerai Anna >>. Anche in altre occasioni la preghiera del cappuccino e la benedizione con la sua corda francescana erano state di buon auspicio nel riproblemi legati alla gravidanza e al partanto che fra Bernardo è stato etichettato come “il protettore delle puerpere”.
Come sempre, sotto il saio ruvido del cappuccino fra Bernardo portava infinite sfumature di umanità che assumevano a volte tutto il sapore dei fioretti. Nessuno infatti si sarebbe aspettato dal frate di Corleone quella carica di umorismo che dava un sapore indimenticabile alle sue battute.
Contrariamente a certo clichè iconografico, i processi per la beatificazione di fra Bernardo offrono interessanti circa la gioia “contagiosa” dell’austero cappuccino di Corleone che sempre “tutto allegro" e "non faceva cosa che non mostrasse grande allegrezza" e "quando vedeva qualche frate afflitto che sospirava, meravigliandosi diceva: «Che cosa ha questo che sospira malinconico?», stimando che ognuno debba stare allegro e contento.
Anche al di fuori del convento la gioia di fra Bernardo arrivava come un soffio benefico.
Una volta arrivò al convento Giuseppe Giacomo Marves, ricco di nobiltà e di guai. Sembrava inconsolabile, ma il genio di fra Bernardo trovò il rimedio più opportuno: un pranzetto succulento. Manco a dirlo l'amico ritrovò la gioia di vivere con i sapori di una buona cucina.
Anche Giuseppe Caselli, arrivato furibondo al convento perché la moglie aveva dimenticato di prepararci quel certo manicaretto, ebbe la sorpresa di trovarlo pronto e fumante, preparato, naturalmente da fra Bernardo che aveva rimediato così alla sbadataggine e ammortizzato la rabbia dell’amico, aggiungendo: «Povera signose lo scordò. Ma ricordatevi ch'è figlia di una santa e dove c'è la pace c'è Dio». Alla baronessa di Carini, che si lamentava di essere vittima dell'acidità del marito, peraltro amico di fra Bernardo, il cappuccino non esitò a rivolgere una battuta che non era certamente musica per le orecchie: «Senta, signora, cerchi prima di accorciare un po' la lingua e vedrà che la faccenda sì aggiusterà subito».
Un'altra volta fra Bernardo avvicinò amiche Carlo Botto il quale covava in cuor suo un odio tanto violento contro un
avversario (il solito puntiglio) tanto che cercava l'occasio ne propizia per farlo fuori. Il cappuccino, su due piedi, entrò in
argomento: «Cosa ti ha fatto quel poveretto che lo vuoi ammazzare?». Tanto baò perché, in nome dell'amicizia, Carlo Botto
desistesse dal suo proposito sanguinario. Fra Bernardo aveva un dialogo costante con i giovani chierici, tanto che, in vista degli
esami di ammissione al presbiterato, se lo vedevano com parire davanti con una proposta: «Picciotti, io pregherò affinché gli esami vi vadano bene; però voi, quando sarete ordinati, applicherete per me quindici messe». A volte la richiesta era dì trenta Messe. 1 giovani non se lo facevano ripetere due volte: «D'accordo, fra Bernardo, purché siamo promossi, poi tutte le messe che vuoi».
Uno di questi giovani chierici, scoperto una volta da fra Bernardo a combinarne qualcuna delle sue, mentre sì aspettava una qualche ramanzina, se lo vide venire incontro a braccia aperte: «Fratuzzu miu, non dubitare, perché io compatile imperfezioni giovanili».
Un giorno fra Bernardo rientrava in convento per una di quelle viuzze che fanno di alcuni quardi Palermo qualcosa di molto simile alla casba araba. Il cappuccino si fermò all'uscio di conoscenti, dal quale venivano fuori degli strilli sconsolati dì un bambino. Fra Bernardo chiese quelli di casa il motivo di tanto pianto, anche se si sarebbe potuto pensare agli immancabili capricci del piccolo.
Fu il bambino stesso a dare spiegazioni al frate, additando il gatto che se ne stava in un angolo a far le fusa dopo aver fatto un boccone dell'uccellino di casa, delizia del frugoletto.
Fra Bernardo non ebbe esitazioni e, rivolto al gatto, gli intimò la restituzione del mal tolto. Inutile dire che l'uccellino tornò a svolazzare per la casa, ravvivando la gioia del suo padroncino, mentre fra Bernardo s'affrettava a scomparire per evitare commenti e ringraziamenti.
Un'altra volta, era una giornata di gennaio del 1664, fra Bernardo risalendo lentamente dalla città alla volta del convento, fece una sosta nel giardino della famiglia Florio, uno dei tanti che costellavano di colori e profumi lo spazio tra Porta nuova e i cappuccini.
Nello spirito di amicizia che li legava, fra Bernardo rivolse alcune parole di esortazione al figli che lavoravano col padre, soprattutto sull'obbedienza verso i genitori, aggiungendo però un rimprovero particolare ad Antonio che viveva more uxorio con una ragazza, fuori dal matrimonio.
Il padre sgranò gli occhi, meravigliato nel sentire che il cappuccino rivelava quello che sembrava un segreto della famiglia. Ma l'imbarazzo durò poco perché fra Bernardo avvicinandosi ad un albero di fichi ne prendeva un ramo spoglio e invitava prima Antonio, poi Francesco e infine lo stesso padre a mangiare dei fichi, che spuntavano dal nulla, mentre la moglie Angela, trattenendo a stento le urla, ripeteva: «Gesù, Gesù, in questa stagione fichi? Nel mese di gennaio!».
Sentimenti di fraternità legavano poi fra Bernardo alle vicende della città di Palermo, sempre colma di nuove inquietudini e fermenti sociali, e della sua Corleone che rimaneva pur sempre animosa civitas.
Così una volta fu sorpreso a pregare "a braccia aperte e la faccia per terra innanzi l'altare maggiore", per la città di Palermo sulla quale incombeva come castigo pesante un'alluvione. Egli ripeteva accorato, come una litania: «Signuri, la vogliu sta' grazia!». Del resto era arcinoto che il cappuccino "pianga li peccati della città", come pure "pregava e piangeva" per Corleone e per i suoi abitanti: "pregava Iddio che li perdonasse".
La santità di fra Bernardo si rivela così tutta permeata di umanità, dimostrando la possibilità di rendere autentico il nostro vissuto, pur nelle umili vicende quotidiane.