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Cenni sulla vita
Non era possibile, senza un aiuto speciale del Signore, menare una vita così austera da torturare il suo corpo con estenuanti digiuni, incredibili discipline e raccapriccianti cilizi.
La sera si adagiava sopra un'angusta tavola da letto, avente un piccolo tronco d'albero per guanciale.
Il suo pasto abituale consisteva in alcuni tozzolini di pane duro, intinti nell'acqua amara, che mangiava stando in ginocchio.
Un giorno però il Signore lo volle confortare apparendogli in refettorio durante il pranzo. Dopo averlo incoraggiato a perseverare in quel genere di penitenza, prese un crostino di quel pane, lo intinse nel sangue del suo costato e glielo pose in bocca facendogli gustare delizie di Paradiso.
Avido di soffrire, era capace di ricorrere ad autocastighi molto severi per espiare difetti che a parer suo erano gravi.
Una volta gli sfuggì una risposta un pò duretta a un confratello. Rientrato immediatamente in se stesso, si buttò a terra, gli chiese perdono e tornato in cucina, prese un tizzone ardente e con quello si stropicciò le labbra in penitenza della colpa, portando per un bel pezzo e con dolore le piaghe della scottatura.
Lo stesso fece quando si accorse un'altra volta di aver risposto al Padre Guardiano per scusarsi dietro un'osservazione che questi gli aveva fatto sul ritardo a preparare il desinare. Si percosse fortemente le labbra con le nocche delle dita, dicendo a sè stesso: Prendi, non te l'ho detto io più volte che non devi rispondere e devi ingoiare tutto con umiltà e sottomissione?
Siccome con le penitenze asprissime rovinava il suo corpo, Fra Antonino da Partanna, altro santo laico del convento di Palermo, lo esorto ad essere più moderato. Egli rispose: Che ragione ho io di dover portare intero questo mio corpo alla sepoltura? Se i superiori mi lasciassero fare a modo mio, saprei bene come trattare questa bestia, la quale mostra di non temere le bastonate e si sforza a tutto potere di tirare calci contro lo spirito.
Oltre alle sofferenze fisiche che infliggeva al suo corpo, ebbe anche a soffrire aridità di spirito e amarezze morali dovute a incomprensioni. Era Dio che gli offriva le occasioni per purificarlo e raffinarne lo spirito, perchè lo sapeva convito che egli voleva vivere unito a Gesù Crocifisso, mettendo in pratica la massima dell'Imitazione: <<Senza dolore non si vive in amore>>. Aveva composto egli stesso la seguente strofetta, che ripeteva a chi gli era familiare:
Sia lodato il buon Gesù!
Una Notte di tormento,
un giorno eterno di contento.
Momentaneo è il patire
Sempieterno è il gioire.