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Cenni sulla vita
Il cammino verso la perfezione, iniziato con il rito della vestizione, fu tutt'altro che agevole per il novizio fra Bernardo, impegnato in quel duro tirocinio ascetico che era l'anno di prova presso i cappuccini: uno stillicidio di osservanze, preghiere e penitenze, scandite dal suono di campane, canali e coppi, secondo i luoghi, ritmavano giorno e notte la vita di quanti intendevano legarsi, con la professione dei voti religiosi, all'Ordine che aveva come sua caratteristica principale l'austerità della vita.
Nel convento di Caltanissetta, padre Luca da Palermo era insieme guardiano e maestro e quindi possiamo dire l'interlocutore principale, se non unico, nella formazione spirituale dell'ex prima spada di Sicilia.
Consapevole del suo compito, il padre Luca si rivelò la persona più adatta per incanalare il carattere focoso del giovane corleonese, della cui valentia nelle armi aveva certamente avuto notizia, nell'alveo della santità. Un compito certamente arduo e doloroso da portare avanti con gli esercizi spirituali, ma anche con le faccende che ogni giorno si sbrigano in un convento povero e umile: in primis la cucina e l'orto, che erano assegnati in modo particolare ai "novizi laici" cui appunto fra Bernardo apparteneva.
Tra le numerose pratiche che scandivano la giornata di un noviziato cappuccino, centrale era il cosiddetto "capitolo delle colpe", con tutto il suo dettagliato cerimoniale finalizzato a far "bruciare i grassi dell'orgoglio" dei novizi, con penitenze adeguate ai difetti esterni accusati in pubblico.
Un giorno dopo che fra Bernardo aveva detto la sua colpa, prostrato umilmente a terra, accusandosi dei suoi difetti, il maestro padre Luca si era lasciato andare ben oltre la solita riprensione e deve aver calcato troppo la mano sul passato, non troppo remoto, del novizio di Corleone. A questo punto, annullando giorni e giorni di meditazione, col sangue affluito immediatamente
al cervello e tremante di rabbia, fra Bernardo, ritornato pienamente Filippo Latino, scattò in piedi urlando: "Dov'è la mia spada?". Ma fu un attimo poiché il novizio tornò subito in se stesso, prostrandosi nell'abisso dell'umiltà e dell'espiazione.
Questo incidente di percorso ha segnato tuttavia il punto di non ritorno, il momento cruciale dell'esperienza spirituale nella lotta tra l'uomo vecchio Filippo Latino, che doveva morire, e l'uomo nuovo fra Bernardo da Corleone, che doveva nascere. La lotta a tutto campo si configurava ormai tra la spada, emblema dell'orgoglio e della forza e la croce raffigurazione del rinnegamento di sé o se vogliamo tra le esigenze dell'onore umano e quelle dell'amore, richieste dall'impegno cristiano intrapreso con fermezza e coraggio.
Trascorso l'anno di prova, fu lo stesso padre Luca a ricevere nelle sue mani era il 13 dicembre 1632 la professione religiosa di fra Bernardo che s'impegnava davanti alla comunità di vivere per tutto il tempo della sua vita "in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità".