San Bernardo da Corleone


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Fra Girolamo da Corleone

Santità a Corleone

Fra Girolamo nacque a Corleone il 22 dicembre 1639 da Antonio Trombaturi, la madre si chiamava Vincenza. Erano poveri popolani. Si sconosce il cognome della madre. Pare che fosse stato battezzato lo stesso giorno della nascita.
Il Salzedo dice che nacque il 22 dicembre. Lo affermano anche il Castellammare e lo Spagnolo che da lui attingono. L'ignoto agiografo tedesco sostiene sia nato 1122 novembre, un mese prima.
Fu un bambino sfortunato perché quando aveva appena quattro mesi, rimase orfano di madre. Il padre si risposò, ma poco dopo queste seconde nozze morì lasciando il figlioletto, pare, all'età di tre anni.
Francesco rimase con la matrigna che viene descritta come donna "crudelissima".
Non sappiamo se lo fosse davvero o era ritenuta tale perché era uso che le matrigne, a ragione o torto, fossero ritenute cattive nei confronti dei figliastri. Francesco, quindi, dicono i pochissimi suoi biografi, rimase a soffrire con la matrigna sino agli otto anni.
Quando aveva questa età successe qualcosa che cambiò totalmente la sua vita. Francesco un giorno era abbandonato, come era solito, per le strade dalla sua "inumana" matrigna, ed era insieme ad altri ragazzi di strada. Senonché dalla finestra lo vide la principessa di Belmonte che con il consorte era in visita a Corleone. Non si sa perché, la principessa fu particolarmente colpita dal ragazzino Francesco. Si informò chi fosse e constatato che era orfano, abbandonato e vivente in estrema miseria, lo volle con se conducendolo nel suo palazzo di Palermo.
Lo allevò con amore, come se fosse suo figlio.
Fu una fortuna per il piccolo Francesco che la Provvidenza disponesse in tal modo. La principessa lo allevò con molta benevolenza e fu ricompensata dall'affetto e dalla docilità di Francesco che affrontava gli studi con diligenza.pensiero di gratitudine dovrebbe andare alla principessa di Belmonte perché tolse dai pericoli il piccolo Francesco che in mezzo la strada ed incontrando eventualmente cattive compagnie, avrebbe potuto traviare.
Cresciuto nel timore e nell'amore di Dio nella corte dei Belmonte, Francesco, già maturo ad undici anni, sentiva il trasporto per la vita religiosa.
Per questo motivo Francesco decise di ritirarsi sul monte Pellegrino e di rimanervi a viverci da eremita, in somiglianza della vergine santa Rosalia. E così un giorno, di buon mattino lasciò l'aristocratica dimora ove viveva e si avviò verso il monte che ospitò la patrona di Palermo.
Stava per giungere alla cima allorché si ritrovò di fronte un vecchio che aveva per mano un bambino stupendo. Il vecchio si mostrò affettuoso con Francesco; si fece raccontare cosa stesse facendo e saputolo lo convinse a ritornare al suo servizio di paggio convincendolo che il Signore aveva gradito, comunque, il suo desiderio di servirlo in solitudine.
Addirittura il vecchio con lo splendido bambino lo accompagnò a basso città sino alla soglia del palazzo principesco ove nessuno si era accorto della sua assenza perché, gli disse il vegliardo, il suo angelo custode aveva preso il suo aspetto. Appena entrato nel palazzo intuì con certezza chi fossero i suoi due accompagnatori: erano san Giuseppe ed il Bambino Gesù.avvenimento straordinario fra Girolamo lo narrò al suo confessore pochi giorni prima di morire e gli disse anche che mentre scendeva in città con i due accompagnatori, sentì i morsi della fame ed allora san Giuseppe gli diede del pane ed appena assaggiatolo si sentì tonificato nel corpo e lieto e sereno nell'anima.
Ovviamente san Giuseppe fu visto da fra Girolamo così come la sbagliata iconografia dell'epoca, e non solo di quel tempo, lo rappresentava: come un vecchio. Mentre visse a palazzo Belmonte la sua vita esemplare fu d'esempio a tutta la corte, dagli aristocratici, ai cavalieri, alla servitù. Tutti lo amavano perché si faceva amare, era buono ed affettuoso.Al compimento del diciottesimo anno Francesco decisamente risolse di abbracciare la vita religiosa perché, diceva, voleva porre al riparo la sua innocenza.Implorò la principessa che gli permettesse di farsi religioso. La principessa lo amava come un figlio e si sentì ferita nel cuore; dapprima fu reticente ad accordargli il permesso, ma infine, essendo una vera donna cristiana non lo ostacolò più.Andò Francesco verso Monreale e fortuitamente incontrò l'arcivescovo mons. Ludovico Alfonso de los Cameros. L'arcivescovo capì quali virtù albergassero in Francesco e lo prese come sottocuoco. Francesco era un giovane innocente e conduceva una vita angelica dedita alla preghiera ed alla perfetta ottemperanza degli obblighi del suo stato. In casa Belmonte lo dicevano un angelo, in arcivescovado un angelo in carne. Francesco oltre ad essere virtuoso doveva essere anche un bel ragazzo perché più persone cercarono di accasarlo proponendogli matrimoni vantaggiosi che egli sistematicamente respingeva. Ma coloro che gli offrivano matrimoni non demordevano e lo incalzavano con i loro progetti. Francesco deciso a difendere la sua castità e vistosi pressato da più parti, attuò una difesa eclatante. Scappò di casa, si rase il capo, si vestì da straccione e nelle strade ove abitavano le ragazze che gli venivano proposte, fingendosi pazzo urlava ed esplodeva in atti che solo un mentecatto poteva compiere. La cosa si aggravò perché la plebaglia vedendolo conciato in tal guisa, schiamazzava e lo burlava. Il clamore fu così tanto che giunse all'arcivescovo il quale impose a Francesco di dirgli tutta la verità ed a cosa fosse dovuto il suo atteggiamento che lo aveva reso ridicolo. Francesco, commosso, inginocchiandosi ai piedi dell'arcivescovo, sostenne che aveva recitato quella farsa per proteggere la sua castità e lo implorava di sistemarlo in un convento ove servire Iddio. L'arcivescovo capì essere autentica la vocazione di Francesco e lo inviò presso i padri Minimi di san Francesco di Paola, sennonché avvenne un fatto che sa di prodigioso. Mentre Francesco parlava coi frati circa la sua ammissione nel loro convento, un cane lo morsicò ad una coscia provocandogli molto sangue. I frati, spaventati, non vollero riceverlo credendo che il cane fosse arrabbiato. Amore cristiano!
Dovette versare molto sangue perché allorché tornò a Monreale dall'arcivescovo, ne era ancora intriso.
Francesco aveva già 22 anni ed era da quattro al servizio dell'arcivescovo; questi stanco delle reiterate richieste tendenti ad ottenere il permesso di entrare in convento e desideroso di farsi cappuccino, lo accontentò.
Fatti i necessari passi, Francesco fu accolto presso i cappuccini di Sciacca. Incomiciò il noviziato il giorno in cui fu rivestito con l'abito cappuccino: il primo ottobre 1662.
Da quel momento non fu più Francesco Trombaturi bensì fra Girolamo da Corleone.
Subito si fece conoscere per le sue virtù ed i padri affermarono pubblicamente che: quel giovane doveva esser un novizio secondo il Cuor di Dio, perché lo trovarono pronto a tutto, diligente, zelante, devoto, pio, amante del silenzio, mortificato e ubbidiente al sommo; cosicché i Religiosi edificati dalla sua virtù, andavano dicendo di non aver ancora trovato nessuno che gli potesse stare al pari nell'umiltà, nel rispetto e riverenza a' suoi superiori, nell'amore alla penitenza e specialmente nella continua unione con Dio. Avendogli fin dal primo giorno inculcata il maestro dei novizi la dottrina di S. Paolo: «sia che mangiate, o beviate, o facciate altre cose, fate tutto a gloria di Dio» , fra Girolamo se la prese come sua massima fondamentale; e con questa norma cominciò egli a regolare le sue azioni. Furono tali i tesori di meriti che il giovane novizio si ammucchiò nell'anno del suo noviziato, che non è da stupire se già in quello cominciasse Iddio a favorirlo del dono dei miracoli. "
Già nell'anno del noviziato Iddio lo ammantò della virtù dei miracoli, ma non ci dobbiamo meravigliare perché il novizio, durante quell'anno accumulò tanti meriti con la sua obbedienza, con la sua preghiera, coi sacrifici da poter seguire perfettamente la regola.






Aggiornato il 06/giugno/2008 | dinogarofalo@libero.it

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