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Livello 6
Un giorno Mons. de la Placa, Inquisitore e Giudice della Monarchia apostolica in Sicilia era andato al convento di Palermo, ed essendo in coro terminata l’ora nona, fu invitato dal superiore a scendere in refettorio e a far colazione insieme alla comunità. Fra Bernardo, come sempre soleva, entrò ultimo in refettorio e, senza guardare nessuno, si mise al suo posto, dietro la porta a mangiare in ginocchio i soliti pezzetti di pan duro che intingeva un poco alla volta nella scodella amareggiata coll’infuso d’erba bianca o ramerino. Non occupandosi affatto della presenza dell’ospite illustre e festeggiato dagli altri frati, egli nutriva bensì il corpo con cibo sì scarso, ma piuttosto nutriva l’anima con pensieri di cielo. A un tratto il suo sguardo divenne fisso, le braccia restarono immobili e la sua faccia, da pallida e macilenta com’era, prese una tinta d’insolito vigore e d’insolita floridezza e parve tutta illuminarsi di una luce misteriosa. Ai vicini non sfuggi quel fenomeno, e lo stesso Mons. de la Placa, che spesso portava gli sguardi verso quella parte, se ne accorse e volle sapere da fra Bernardo che cosa gli accadesse in quel momento e che cosa si passasse dentro di lui. Egli poté far questo in forza del suo ufficio d’Inquisitore; e il servo di Dio, che tutto voleva nascondere, stretto all’ubbidienza, manifestò umilmente che in quel momento gli era apparso Gesù Cristo, il quale, preso un pezzettino di pane, lo aveva intinto nel sangue del suo costato e glielo aveva posto in bocca… esortandolo a perseverare fino alla fine nella vita di penitenza che menava. Questa degnazione di Gesù aveva suscitato in lui un gran senso d’allegrezza che aveva pervaso tutta la sua persona e s’era manifestato visibilmente nella fiamma del suo volto.