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Livello 6
C’è da dire che prima dello scontro finale con Vito Canino, un fatto passato subito alla leggenda, mastro Filippo aveva avuto delle scaramucce con un meglio identificato "Vinu acitu" (vino aceto) che se l’era cavata con due dita ferite. Vito Canino, il "commissario" venuto da Palermo a Corleone, per carpire il primato della scherma a mastro Filippo, in realtà era un killer mandato da "Vinu acitu" allo scopo di assassinare il calzolaio, per rifarsi dell’umiliazione subita. C’era di mezzo cioè una questione d’onore, il che bastava per stuzzicare il diavoletto dell’amor proprio che mastro Filippo si portava dentro. […]. Filippo all’epoca del duello, aveva diciannove anni circa e quando arrivò il procuratore doveva esserci gran caldo dal momento che il mastro se ne stava nella sua bottega a petto nudo: - Sei tu mastro Filippo? – E perché me lo chiedi? – Te lo chiedo per il tuo bene… se sei un galantuomo, vai a prendere la spada. – Io con vossignoria non ho avuto divergenze, perché dovrei prendere la spada? Ma il Canino continuò nella provocazione, scivolando pure, a quanto pare, nel triviale. Mastro Filippo diventò allora incandescente: "non ho bisogno di spada con te!". E usci fuori col solo pugnale, tra la meraviglia della folla che si stipava nei vicoli adiacenti la bottega. […]. Il Canino ce la metteva tutta per eliminare mastro Filippo, dal momento che aveva di mira la testa del calzolaio. Fu allora che mastro Filippo rientro nella bottega e si armò a dovere, per combattere contro il sicario. Quindi sferrò l’attacco, tutto scintille e fuoco, che doveva mutilare per sempre un braccio del Canino, rendendolo inabile. […]. Ma il dispiacere di mastro Filippo, che dopo tutto aveva usato della legittima difesa, fu vivissimo. Quella del duello rimase, nella vita di mastro Filippo Latino, un’esperienza molto dolorosa.