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1 Fotostoria

Livello 6

All'epoca del Beato la porta della città in quel punto si addossava al campanile della Matrice, la cui gradinata dell'entrata principale scendeva a semicerchio di fronte a via san Martino. Su quei gradini si sdraiavano gli stanchi mietitori e vi prendevano le poche ore di sonno, avendo per cuscino il sacco, dove riponevano i pochi capi di biancheria e i piccoli guadagni delle loro sudate fatiche, quando non tenevano sicure le loro tasche. Accadde un anno, fra il 1624 e il 1625 forse, che dei soldati presero di mira quei poveri lavoratori e li alleggerivano dei magri guadagni. Quante volte si ripeterono i furtarelli? è vero che le notizie di tali dolorosi incidenti si propagano rapidamente e volano di bocca in bocca più rapide del vento, ma il tempo ci volle, finché arrivassero all'orecchio di mastro Filippo e lui decidesse di metterci punto e pigliare le sue precauzioni. Ideò il suo piano. Si vestì da mietitore nel più perfetto costume di vesti e di arnesi da lavoro e si diresse alla Matrice, molto probabilmente verso l'imbrunire per non dare sospetto. Allontanò i mietitori che vi avevano preso posto, pregandoli che per quella notte trovassero altro posto per il loro sonno. Nel suo bianco costume si buttò sui gradini nascondendo con la persona la fida spada. Immobile, sembrava dormisse. Ben presto si presentarono i soldati. Li lasciò avvicinare, permise che gli dessero qualche scrollatina. Erano otto e lui solo. Balzò su, impugnando la sua spada, e giù piantonate fitte, che piovevano sulle spalle dei soldati, come gragnuola imprevista. I malcapitati, colti all'improvviso senza che si aspettassero una tanta festevole accoglienza, buttansi a tutta corsa per via san Martino. E mastro Filippo dietro senza nulla allentare la stretta e la furia delle piantonate, finché ne fu stanco , e i soldati si dileguarono.





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