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10 Fotostoria

Livello 6

Null’altro è avvenuto entro quella infermeria che la morte di un umile frate laico professo, il quale non compiti ancora gli anni 62 all’età sua e negli anni 25 dacché indossò l’abito di cappuccino, e dopo una vita di penitenza, si altamente aspra da potersi ammirare e non già raggiungere, dopo sei giorni fiero mal di punta, appena trascorse le ore 21 (che oggi corrispondono alle ore 14 e 15 m.) del giorno 12 gennaio 1667 abbasso sulla fronte il suo cappuccio; e sentita compire la lettura del Passio del Signore, fiducioso anzi allegro rese a Dio l’anima sua. A questa morte preziosa che liberò dai ceppi del corpo l’anima anelante al paradiso e lasciò impresse anche nello stesso corpo fatto più sereno le orme celestiali del gaudio del morente, volle assistere oltre taluni frati come il P. Benedetto da Trapani suo confessore, il Guardiano P. Placido da Palermo, il padre Francesco Maria da Sciacca e Fr. Paolo da Ciminna, anche due nobili palermitani cioè il duca Francesco Gerbino ed il principe di Cattolica cognato del Viceré duca dell’Infatado. Appena avutone sentore, sopraggiungono altri nobili, come Giuseppe Gliglio che ne trovò ancor caldo il cadavere, Giovanni Amodei ed il principe di Gradina, tutte e tre rettori dell’ospedale Civico. Ed immediatamente segue un gran numero di nobili palermitani che, devoti a quel povero fraticello sentirono mancarsi in lui il santo consultore, il gran benefattore. […]. Seguì poi il gran concorso dei popolani ai quali non meno dei primi era noto e caro l’estinto. Essi vi fissarono sopra dolenti lo sguardo ricordando di aver perduto il padre, l’amico e il consolatore degli umili, l’uomo dei portenti. Accorrevano questi come un’onda che s’ingrossa di momento in momento formando così un vero plebiscito in perfetta armonia con i sentimenti della nobiltà palermitana.



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